Scientific Commons: un motore di ricerca per le pubblicazioni OA
13 Novembre 2006 at 11:28 am | In Open access, Risorse web | No Comments
ScientificCommon.org è un progetto dell’Università di San Gallo (Svizzera), sviluppato presso l’Institute for Media and Communications Management, che consente di interrogare i principali archivi istituzionali e disciplinari Open Access e di recuperare il full text dei documenti scentifici ivi depositati.
Al momento, i documenti indicizzati superano già i 10 milioni.
Dalla pagina di presentazione del motore di ricerca:
“The major aim of the project is to develop the world’s largest communication medium for scientific knowledge products which is freely accessible to the public. A key challenge of the project is to support the rapidly growing number of movements and archives who admit the free distribution and access to scientific knowledge. [...]
The ScientificCommons.org project makes it possible to access the largely distributed sources with their vast amount of scientific publications via just one common interface. ScientificCommons.org identifies authors from all archives and makes their social and professional relationships transparent and visible to anyone across disciplinary, institutional and technological boundaries. Currently ScientificCommons.org has indexed about 10 million scientific publications and successfully extracted 4 million authors out of this data.
Core functions and aims of the project for now and the future are to provide the identification of repositories, the indexing of full-text documents, the extraction of author relationships and personalization services.
Localization of scientific repositories: ScientificCommons.org uses the Open Access Protocol for Metadata Harvesting (OAI-PMH) to retrieve scientific knowledge data. [...] For more information please have a look at the Open Access Homepage“.
Un libro open access sull’Open access
25 Ottobre 2006 at 11:18 am | In Open access, Testi digitali (eBook) | No Comments
Segnaliamo un bel contributo di Antonella De Robbio, scaricabile gratuitamente, pubblicato all’interno di un volume interamente dedicato alle tematiche Open access:
A. De Robbio (2006), Open access al centro dei nuovi scenari di e-governance. In: Giandomenico Sica (ed.), Open access, open problems. Milano: Polimetrica, pp. 9-23.
“L’Open Access è un movimento che incoraggia scienziati, ricercatori e studiosi a disseminare i propri lavori di ricerca rendendoli liberamente accessibili alle altre comunità di ricerca. Lo scopo dell’Open Access è rimuovere ogni barriera economica, legale o tecnica all’accesso dell’informazione scientifica, ciò al fine di garantire il progresso scientifico e tecnologico a beneficio di tutta la collettività. Una delle barriere è il copyright, che attualmente si basa su sistemi normativi che non agevolano lo scambio e la ricerca scientifica, bloccando l’accesso all’informazione di contenuto scientifico e chiudendola entro piattaforme editoriali a pagamento. Altro pericolo è dovuto all’attuale configurazione del mercato in cui si muove la ricerca scientifica oggi, dove vi è il rischio che grosse società o multinazionali acquisiscano il monopolio di prodotti ad alto rendimento commerciale a danno del progresso scientifico e tecnologico”.
Scarica l’intero volume: http://www.polimetrica.com/catalog/index.php?n=Main.OpenAccessOpenProblems
OpenCourseWare dal Giappone
6 Settembre 2006 at 8:20 am | In Materiali didattici, Open access | No Comments
Anche le università del Giappone hanno dato vita a progetti OpenCourseWare, grazie ai quali diventa possibile consultare e scaricare liberamente i materiali didattici utilizzati dai docenti nel corso delle lezioni, seguendo l’esempio dell’ormai famoso MIT OpenCourseWare.
L’Osaka University OpenCourseWare offre alcuni corsi in lingua inglese, tra i quali segnaliamo:
Il Tokyo Tech OpenCourseWare offre, tra gli altri, materiali relativi ai seguenti corsi:
Qui trovate tutti i post che abbiamo dedicato alle varie iniziative OpenCourseWare che si stanno diffondendo nel mondo:
Nasce EprintWeb, la nuova piattaforma di arXiv
5 Settembre 2006 at 7:25 am | In Fisica & Chimica, Open access | 1 Comment
IOP (The Institute of Physics) ha annunciato la nascita di EprintWeb.org, un servizio web che dà accesso ai documenti depositati in arXiv, il più importante archivio di preprints dedicato alla Fisica, sorto nel lontano 1991 e da sempre molto apprezzato dalla comunità scientifica internazionale. La nuova interfaccia offerta da EprintWeb rende più facile la navigazione e le operazioni di ricerca all’interno dell’ archivio. Sono state inoltre predisposte opzioni di personalizzazione nella ricerca (possibilità di creare dei bookmark per gli articoli di maggior interesse, servizio di e-mail alert basato sull’inserimento di parole chiave e altro ancora). Dalla pagina di presentazione del sito:
EprintWeb is an e-print service in the fields of physics, mathematics, non-linear science, computer science, and quantitative biology, and consists of e-print records which can be browsed and searched. The contents of EprintWeb are provided by arXiv, which is operated and funded by Cornell University Library. [...] Just like arXiv, EprintWeb is updated daily and will always be completely free to access. So what’s different about EprintWeb? We have focused on your experience as a user, and have addressed issues of navigation, searching, personalization and presentation, in order to enhance that experience. We have also introduced reference linking across the entire content, and enhanced searching on all key fields, including institutional address. URL: http://eprintweb.org/S/
Open accesss in podcasting: un’intervista a Peter Suber
30 Agosto 2006 at 11:17 am | In Open access, Podcast & Webcast | No Comments
Per gli appassionati del movimento Open access, ecco una bella intervista in podcasting (41 min.) rilasciata da Peter Suber a Jon Udell per Info World.
Peter Suber è considerato da tutti il portavoce più autorevole a livello internazionale delle iniziative in corso a sostegno del libero accesso alla conoscenza scientifica. Peter Suber è anche il curatore del blog Open access News, al quale anche noi di Biblò facciamo spesso riferimento.
Riportiamo un estratto della parte introduttiva dell’intervista. Buon ascolto!
Peter Suber, the leading chronicler of the open access movement, joins me for this week’s podcast. Since the dawn of the blog era, it’s been obvious to me that the modes of knowledge exchange we bloggers take for granted are also a natural fit for scientific and academic publishing. That idea has matured more slowly than some of us had hoped. But as you know if you follow Peter’s blog, Open Access News, it has now taken root and is growing at a healthy rate.
In this conversation Peter defines open access repositories and open access journals, and he discusses the history, economics, and cultural practices driving the open access movement. We also discuss the ways in which scholarly open access is both like and unlike blogging, in terms of technologies and methods.
Pubblicazioni elettroniche negli Atenei italiani: un e-book
1 Agosto 2006 at 5:31 pm | In Open access, Testi digitali (eBook) | 2 Comments
Sul sito della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) è scaricabile gratuitamente il volume:
Raccomandazioni per lo sviluppo dell’editoria elettronica negli atenei taliani / a cura di Patrizia Cotoneschi, Giancarlo Pepeu. – Firenze : Firenze university press – CRUI, 2006. - ISBN-10: 88-8453-457-7 (online)
URL: http://www.crui.it/link/?ID=3290
Riportiamo un estratto (p. 15-18):
“Nel documento si mette in risalto che il quadro italiano dell’editoria elettronica vede, accanto al ruolo ancora preponderante degli editori universitari commerciali, un iniziale e graduale riappropriarsi, da parte delle università, della produzione editoriale, anche in forme autogestite, talora artigianali e in fase sperimentale.
I prodotti che sembrano riscuotere più successo e che appaiono più strutturati sono le riviste digitali e i progetti di Biblioteca digitale, accanto alle raccolte di working papers e materiale didattico, seppur in diversi gradi di completezza formale e di contenuto.
Il problema maggiore in questo contesto è il fatto che gran parte delle iniziative si presentano frammentate, poco visibili e per lo più prive delle caratteristiche legali e qualitative necessarie per competere con i prodotti tradizionali (registrazione, deposito legale, controllo di qualità scientifico, ecc.). Un’altra limitazione importante di cui soffrono in genere questi prodotti editoriali interni alle università deriva dal mancato adeguamento a standard internazionali di leggibilità e accessibilità, e dal non utilizzo di identificatori persistenti che rendano i prodotti editoriali stabili ai fini dell’accesso e del recupero. [...]
Vere e proprie iniziative di editoria accademica a livello d’ateneo sono rare, e ancor più raro è l’impegno nel mondo dell’editoria digitale, tanto da dare l’impressione di una vasta e disordinata massa di materiale didattico, con pochi tentativi efficaci di razionalizzare e centralizzare la produzione editoriale.
Nel suo complesso l’editoria elettronica è penalizzata anche nel circuito commerciale italiano, ancora irrigidito in una politica molto prudente nei confronti delle strategie di mercato dei grandi network dell’informazione scientifica internazionale.
In aggiunta a ciò vi è il fatto che – anche se Internet permetterebbe di misurare il valore di una pubblicazione con criteri alternativi a quelli sinora utilizzati – il perdurare di criteri di valutazione legati al circuito commerciale penalizza senza dubbio le pubblicazioni che circolano al di fuori del mercato riconosciuto. In tal senso, la mancanza di diffusione e di coordinamento entro iniziative che migliorino la visibilità e l’accesso costituisce un ulteriore ostacolo all’affermazione delle iniziative editoriali degli atenei italiani.
L’affermarsi del movimento dell’accesso aperto come concetto chiave per la diffusione della conoscenza e anche di un nuovo modello economico per il finanziamento di una parte di editoria elettronica – per altro empiricamente già diffuso nella tradizione italiana della produzione cartacea – potrebbe diventare occasione e strumento per iniziative di tipo cooperativo che consentano la diffusione nazionale e internazionale delle pubblicazioni degli atenei italiani. Purtroppo rientrano in questo fenomeno non solo le iniziative che si vogliono diffondere senza i vincoli di abbonamenti e licenze o il cui bacino di utenza e la cui circolazione, troppo ristretti, non sono sufficienti a ripagare i costi di produzione, ma anche la produzione di opere di scarso valore scientifico, oppure pubblicazioni per concorso, di quella categoria etichettata ‘vanity press’, che rischiano di inficiare l’iniziativa se non opportunamente controllate da affidabili meccanismi (qualitativi e quantitativi) di valutazione e certificazione di qualità. [...]
Abbiamo già visto come, accanto a una relativa stabilizzazione delle pubblicazioni tradizionali cartacee, le iniziative di editoria elettronica siano scarse; l’editoria elettronica è l’opportunità che gli atenei possono cogliere per facilitare la diffusione della propria produzione intellettuale e contribuire allo sviluppo dell’innovazione. Ogni ateneo dovrebbe avviare iniziative editoriali digitali, considerandole alla pari di altri servizi essenziali che gli atenei offrono alla ricerca, anche avvalendosi delle possibilità offerte dall’accesso aperto“.
Sondaggio sull’Open access
27 Luglio 2006 at 7:37 am | In Open access | No Comments
Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Arkansas e dell’Università di Monaco di Baviera ha avviato una consultazione in rete per sondare il grado di penetrazione delle politiche Open access all’interno della comunità scientifica internazionale.
Docenti, ricercatori e studenti sono invitati a rispondere alle domande del questionario su Open Access & Science Publishing entro l’11 di Agosto.
Dalla pagina di presentazione del progetto:
Our research interest is with the attitudes toward and perceptions of Open Access of scientists in their double role as readers and authors of scientific publications….
Following a pragmatic as well as a theoretical approach, we are interested in identifying underlying barriers to the adoption of Open Access publications by individuals and in finding ways to overcome these barriers. At the same time we want to be alert to emerging business models for publishers and institutions in the future.
More specifically, we are exploring:
[1] Scientists’ attitudes toward and current practices of Open Access
[2] Identification of the barriers that are mostly responsible for the relatively low diffusion and adoption of Open Access publications
[3] Identification of opportunities and ways to overcome these barriers
[4] Research of country/subject specific-differences.
[fonte: Open access News]
SHERPA/JULIET, un nuovo servizio per le politiche Open access
22 Luglio 2006 at 11:44 am | In Open access | No Comments
È stato appena lanciato un nuovo servizio a sostegno delle politiche Open access denominato JULIET: Research Funders Archiving Mandates and Guidelines.
Il servizio, che si inserisce all’interno del progetto SHERPA, offre una lista che riassume le politiche per l’Open Access e per l’archiviazione dei contributi scientifici formulate dalle più importanti istituzioni internazionali che finanziano la ricerca scientifica.
Destinatari privilegiati del servizio sono gli autori, i docenti e i sostenitori degli archivi aperti. In particolare, JULIET intende fornire risposte certe in merito ad una serie di interrogativi:
- Qual è la posizione esplicitamente espressa dalle singole istituzioni nei confronti dell’editoria Open access?
- Quali sono le tipologie di contributi che gli autori sono invitati ad archiviare?
- Quali sono i tempi di attesa imposti agli autori prima che essi possano procedere all’archiviazione dei propri contributi scientifici?
- Dove è possibile archiviare i risultati della propria ricerca?
JULIET è un servizio che si pone come complementare a quelli offerti dal progetto SHERPA/RoMEO (http://www.sherpa.ac.uk/romeo.php) il quale, com’è ben spiegato in questo post dei nostri colleghi di blog del Politecnico di Milano, fornisce una lista delle politiche di copyright e di autoarchiviazione attuate dai più importanti editori internazionali.
JULIET è consultabile alla URL: http://www.sherpa.ac.uk/juliet.
Per avere una visione d’insieme delle risorse e dei progetti SHERPA, visitate il sito:
http://www.sherpa.ac.uk.
[fonte: news del CIBER - Coordinamento Interuniversitario Basi dati & Editoria in Rete]
NDLTD Union Catalog: tesi di laurea da tutto il mondo
17 Luglio 2006 at 9:35 pm | In Open access, Tesi di laurea | No Comments
NDLTD Union Catalog (Networked Digital Library of Theses and Dissertations Union Catalog) consente di avere libero accesso a tesi di laurea e dissertazioni presentate presso istituzioni accademiche di tutto il mondo.
Si tratta di un progetto sviluppato da NDLTD (con la collaborazione tecnica di VTLS Inc.) per incoraggiare tra gli studenti la prassi di depositare la propria tesi in formato digitale e di renderla liberamente accessibile all’interno della comunità scientifca.
Il catalogo può essere interrogato eseguendo ricerche per nome del candidato, titolo della tesi, soggetto o nome dell’istituzione presso la quale la tesi è stata discussa. Si può utilizzare la ricerca per liste (Scan Search), oppure quella per parole chiave (Keyword).
Qui la pagina di presentazione di NDLTD:
“The Networked Digital Library of Theses and Dissertations (NDLTD) is an international organization dedicated to promoting the adoption, creation, use, dissemination and preservation of electronic analogues to the traditional paper-based theses and dissertations”.
Le oltre 200.000 tesi provenienti da più di 50 istituzioni al mondo e rese disponibili via NDLTD sono indicizzate anche da Scirus, il motore di ricerca gratuito per il recupero dell’informazione scientifica prodotto dall’editore Elsevier (leggi qui il comunicato stampa dell’ottobre 2005).
Le ragioni dell’Open access
13 Luglio 2006 at 1:30 pm | In Open access, Testi digitali (eBook) | No Comments
Il dibattito intorno alle politiche per la promozione dell’Open access è sempre più serrato tra chi opera all’interno di biblioteche universitarie.
Per capire le ragioni di chi si schiera a favore della creazione di archivi istituzionali o disciplinari di preprints, vi invitiamo a leggere questo contributo in italiano tratto dal volume Biblioteche in rete: istruzioni per l’uso di Riccardo Ridi e Fabio Mietitieri (disponibile gratuitamente, in versione integrale, all’indirizzo: http://www.laterza.it/bibliotecheinrete):
“In ambiente accademico, soprattutto se di ambito scientifico-tecnologico, la tempestività nella diffusione dei risultati della ricerca è così essenziale da indurre un numero crescente di ricercatori a cercare di superare il collo di bottiglia rappresentato dalla peer review [...] imposta dai periodici più autorevoli, nonché dai lunghi tempi di attesa intrinseci a una pubblicazione strutturata in fascicoli cadenzati nel tempo, mettendo gratuitamente on line in appositi depositi denominati «open archives» i loro articoli appena ultimati, mentre sono ancora in attesa di approvazione da parte dei comitati scientifici delle riviste più accreditate nelle varie discipline.
Una ulteriore motivazione che spinge i ricercatori verso questo canale comunicativo alternativo di crescente rilevanza è la stessa che li conduce a fondare e a collaborare con gli «open access e-journals», ovvero il tentativo di contrastare la logica delle concentrazioni editoriali a livello mondiale, che ha messo la maggioranza dei periodici accademici mondiali nelle mani di una ristretta cerchia di soggetti, capaci di imporre prezzi di abbonamento sempre più alti.
Alla base di questo movimento verso il libero accesso alla documentazione scientifica c’è un vero e proprio paradosso. Il ricercatore universitario, stipendiato dal suo ateneo anche per fare ricerca, è fortemente motivato a pubblicare i risultati di tali ricerche nel modo più rapido, autorevole e pervasivo possibile, sia per motivazioni ideali di avanzamento della scienza, sia per più prosaiche questioni di carriera, commisurata appunto alle pubblicazioni stesse. Egli è quindi disposto a cedere gratuitamente i diritti economici sui propri testi agli editori commerciali (alcuni dei quali talvolta gli chiedono addirittura un contributo alle spese) che gli garantiscano le forme di pubblicazione col maggiore impatto, ovvero quelle più note, autorevoli, diffuse e citate. L’editore, che non paga gli autori, vende poi a caro prezzo le sue riviste, acquistate prevalentemente dalle biblioteche di quegli stessi atenei presso cui gli autori lavorano. Il risultato è che le università pagano due volte i risultati della ricerca (prima stipendiando gli autori e poi abbonandosi alle riviste), le biblioteche non possono permettersi i crescenti costi e riducono il numero degli abbonamenti, gli autori perdono il controllo sul proprio lavoro, e agli studenti arriva meno documentazione del dovuto.
Fra le possibili mosse per uscire da questo paradosso, accanto allo sviluppo da una parte di «university press» che mantengano l’intero circuito all’interno degli atenei e dall’altra di periodici «open access» e di altre forme di «editoria sostenibile» che non gravino eccessivamente sulle finanze dei loro lettori, c’è anche la creazione di archivi ad accesso gratuito sia a livello di immissione che di lettura, privi di peer review o di altri controlli di qualità che non siano formali o basati sulla autoregolazione da parte delle comunità scientifiche, dove i ricercatori possano da una parte depositare i propri contributi e dall’altra accedere in modo gratuito, semplificato e tempestivo allo stato dell’arte nel proprio ambito di studi. Si va così creando una particolare forma di letteratura grigia digitale, non nuova in termini assoluti, essendo l’erede degli archivi cartacei di «pre-print» che i fisici già da decenni gestivano, ma che per dimensioni, tasso di crescita e impatto sia sociale che economico, potrebbe presto assurgere a un ruolo centrale nel panorama documentario accademico.
Gli ostacoli più rilevanti che rallentano l’affermarsi di questa nuova forma di diffusione dell’informazione arrivano da parte di molti editori (che vedono incrinarsi il loro monopolio) e autori (che temono ritorsioni da parte degli editori o che comunque non si fidano abbastanza dei canali digitali, soprattutto dal punto di vista della valutazione ai fini della carriera) e dalla difficoltà, soprattutto da parte di lettori inesperti, a distinguere la cosiddetta «auto-archiviazione» provvisoria, ancora non validata da un comitato scientifico di esperti, da una vera e propria «auto-pubblicazione» che potrebbe avere la tentazione di proporsi come unica e definitiva, senza attendere il verdetto di alcun comitato scientifico”.
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