Invito al cinema (e non solo)
13 Luglio 2006 at 2:35 pm | In Appuntamenti | No Comments
Vi segnaliamo l’incontro dal titolo La questione energetica tra media e assetti geopolitici che si terrà mercoledì 19 luglio, alle ore 21, presso il Giardino Scotto di Pisa.
Sono previsti interventi di:
Stefano Allievi, Sociologo – Università di Padova
Remo Bodei, Filosofo – Università di Los Angeles
Giuliano Compagno, Scrittore
Adalberto Giazotto, Dirigente di ricerca – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
Seguirà la proiezione del film Syriana (regia di Stephen Gaghan, con George Clooney, Matt Damon, Amanda Peet, Michelle Monaghan, Susan Allenback, 126 minuti. Produzione USA 2006).
Per l’ingresso è necessario esibire l’invito gratuito che si può prenotare presso:
Ufficio del Portavoce del Sindaco 050.910.351/483/958
[fonte: news dal sito dell'Università di Pisa]
Le ragioni dell’Open access
13 Luglio 2006 at 1:30 pm | In Open access, Testi digitali (eBook) | No Comments
Il dibattito intorno alle politiche per la promozione dell’Open access è sempre più serrato tra chi opera all’interno di biblioteche universitarie.
Per capire le ragioni di chi si schiera a favore della creazione di archivi istituzionali o disciplinari di preprints, vi invitiamo a leggere questo contributo in italiano tratto dal volume Biblioteche in rete: istruzioni per l’uso di Riccardo Ridi e Fabio Mietitieri (disponibile gratuitamente, in versione integrale, all’indirizzo: http://www.laterza.it/bibliotecheinrete):
“In ambiente accademico, soprattutto se di ambito scientifico-tecnologico, la tempestività nella diffusione dei risultati della ricerca è così essenziale da indurre un numero crescente di ricercatori a cercare di superare il collo di bottiglia rappresentato dalla peer review [...] imposta dai periodici più autorevoli, nonché dai lunghi tempi di attesa intrinseci a una pubblicazione strutturata in fascicoli cadenzati nel tempo, mettendo gratuitamente on line in appositi depositi denominati «open archives» i loro articoli appena ultimati, mentre sono ancora in attesa di approvazione da parte dei comitati scientifici delle riviste più accreditate nelle varie discipline.
Una ulteriore motivazione che spinge i ricercatori verso questo canale comunicativo alternativo di crescente rilevanza è la stessa che li conduce a fondare e a collaborare con gli «open access e-journals», ovvero il tentativo di contrastare la logica delle concentrazioni editoriali a livello mondiale, che ha messo la maggioranza dei periodici accademici mondiali nelle mani di una ristretta cerchia di soggetti, capaci di imporre prezzi di abbonamento sempre più alti.
Alla base di questo movimento verso il libero accesso alla documentazione scientifica c’è un vero e proprio paradosso. Il ricercatore universitario, stipendiato dal suo ateneo anche per fare ricerca, è fortemente motivato a pubblicare i risultati di tali ricerche nel modo più rapido, autorevole e pervasivo possibile, sia per motivazioni ideali di avanzamento della scienza, sia per più prosaiche questioni di carriera, commisurata appunto alle pubblicazioni stesse. Egli è quindi disposto a cedere gratuitamente i diritti economici sui propri testi agli editori commerciali (alcuni dei quali talvolta gli chiedono addirittura un contributo alle spese) che gli garantiscano le forme di pubblicazione col maggiore impatto, ovvero quelle più note, autorevoli, diffuse e citate. L’editore, che non paga gli autori, vende poi a caro prezzo le sue riviste, acquistate prevalentemente dalle biblioteche di quegli stessi atenei presso cui gli autori lavorano. Il risultato è che le università pagano due volte i risultati della ricerca (prima stipendiando gli autori e poi abbonandosi alle riviste), le biblioteche non possono permettersi i crescenti costi e riducono il numero degli abbonamenti, gli autori perdono il controllo sul proprio lavoro, e agli studenti arriva meno documentazione del dovuto.
Fra le possibili mosse per uscire da questo paradosso, accanto allo sviluppo da una parte di «university press» che mantengano l’intero circuito all’interno degli atenei e dall’altra di periodici «open access» e di altre forme di «editoria sostenibile» che non gravino eccessivamente sulle finanze dei loro lettori, c’è anche la creazione di archivi ad accesso gratuito sia a livello di immissione che di lettura, privi di peer review o di altri controlli di qualità che non siano formali o basati sulla autoregolazione da parte delle comunità scientifiche, dove i ricercatori possano da una parte depositare i propri contributi e dall’altra accedere in modo gratuito, semplificato e tempestivo allo stato dell’arte nel proprio ambito di studi. Si va così creando una particolare forma di letteratura grigia digitale, non nuova in termini assoluti, essendo l’erede degli archivi cartacei di «pre-print» che i fisici già da decenni gestivano, ma che per dimensioni, tasso di crescita e impatto sia sociale che economico, potrebbe presto assurgere a un ruolo centrale nel panorama documentario accademico.
Gli ostacoli più rilevanti che rallentano l’affermarsi di questa nuova forma di diffusione dell’informazione arrivano da parte di molti editori (che vedono incrinarsi il loro monopolio) e autori (che temono ritorsioni da parte degli editori o che comunque non si fidano abbastanza dei canali digitali, soprattutto dal punto di vista della valutazione ai fini della carriera) e dalla difficoltà, soprattutto da parte di lettori inesperti, a distinguere la cosiddetta «auto-archiviazione» provvisoria, ancora non validata da un comitato scientifico di esperti, da una vera e propria «auto-pubblicazione» che potrebbe avere la tentazione di proporsi come unica e definitiva, senza attendere il verdetto di alcun comitato scientifico”.
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